Sorrento, un mese dopo la tragedia

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E’ passato un mese dalla strage di Sorrento, solo 30 giorni, eppure a parte l’iniziativa che sta portando avanti sorrentoprimomaggio.com, sembra che sia già calato uno spaventoso silenzio sulla vicenda.
Non vogliamo pronunciare sentenze, ma solo porci delle domande, provocare delle reazioni, chiedere a chi sa, di parlare, a chi conosce, di dire, a chi e in gradi di apportare un contributo…di farlo!
Il primo maggio Teresa Reale e Claudia Morelli sono morte schiacciate dal cesto di una gru che si è spezzata, ma ogni giorno sono nuovamente uccise dal silenzio e dagli insabbiamenti. La Sorrento onesta si sente offesa da un magistrato che parla di “clima omertoso degno di ambienti mafiosi” eppure non può smentirlo, così come non può smentirlo la lettera aperta del sindaco.
Sino ad oggi solo ipotesi, solo un susseguirsi di responsabilità scaricate. Ma perché?
"Il Comune non c’entra nulla" è stato detto, i lavori erano stati commissionati dalla Chiesa, il parroco (persona anziana e malata n.d.r.) è stato inquisito. Ma troppe cose non sono chiare.
Quel maledetto braccio meccanico è stato teso per giorni sulla strada, a penzolare sulle teste dei passanti e sulle auto in transito. Il Comune non c’entra? Ma allora perché per una settimana, sin dalle sette del mattino, i pendolari in transito per il porto hanno potuto vedere gli operai sul cestello che estirpavano le erbacce dalla facciata del Comune, e poi la tinteggiavano, e ancora installavano le luminarie. Si le luminarie che sono ancora sulle finestre del Comune, spente, come le vite di due donne.


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Perché nessuno si è preoccupato di tutto ciò?
Perché l’area non è stata transennata?
E’ vero la rottura della gru può essere considerata un evento eccezionale, ma se ad uno degli operai fosse scivolato di mano un semplice cacciavite? In quel caso sarebbe stato un caso eccezionale? No, non credo, credo piuttosto che a Sorrento, come in troppi posti, le cose sono fatte con una sufficienza allarmante. La vita umana vale molto meno degli interessi sottostanti.


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Guardatelo quel maledetto braccio meccanico, si è spezzato come un grissino. Non ho le competenze per capire, ma sono sicuro che c’è chi può farlo, chi mi può spiegare se è possibile, se è una probabilità, oppure se qualcuno ha sbagliato, se quel braccio era troppo teso. Aiutiamo a capire, a fornire il supporto ai familiari di chi non c’è più e a tutelare a qualche centinaio i “supersiti” che solo il fato ha sottratto ad una analoga, tragica morte.

Questo post e' stato pubblicato il Venerdì, Giugno 1st, 2007 alle 08:16 nella categoria sorrento. Puoi essere informato su ogni aggiornamento tramite l'RSS 2.0 . Puoi inserire una risposta, o trackback dal tuo sito.

4 Commenti a “Sorrento, un mese dopo la tragedia”

  1. rox ha detto:

    Complimenti! Dare voce al silenzio è il minimo che si possa fare. E’ il poco che possiamo fare noi burattini sempre più immobilizzati dal potere di quei pochi che fanno però tanto rumore…

  2. vic ha detto:

    Siamo ormai arrivati al punto in cui non è nemmeno più garantito che una tragedia “serva” almeno affinchè non se ne ripetano altre simili. Quello che è successo a Sorrento è assurdo, ma ancor più assurdo è, come dici tu, quello che sta succedendo dopo…NIENTE!

  3. aure ha detto:

    Mi unisco al tuo appello, spero che ci sia qualcuno che possa dare una mano per far luce sulla vicenda.

  4. r26 ha detto:

    questo è una routine in campania e nel resto del sud-italia
    io ho 16 anni e posso dire che i miei occhi hanno visto di tutto
    dalle regole infrante schiacciantemente ai veri e propri lavoratori (se così vogliamo definirli)che in realtà non lavorano ma comunque prendono uno stipendio o un salario
    attorno alla faccenda di sorrento
    si cela un’alone di omertà
    perchè il comune può dire semplicemente che i lavori erano indetti dal parroco solo per far breccia nei sentimenti di tutti,infatti dovrebbe essere prima il parroco nei confronti della chiesa a dire i nomi dei colpevoli così da fare in modo che siano consegnati alla legge.

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