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Google Latidute ti segue ovunque tu sia!

Google ha rilasciato un software che consente agli utenti di telefoni cellulari e altri dispositivi wireless di condividere la propria ubicazione con la famiglia e gli amici.

Gli utenti di 27 paesi saranno in grado di trasmettere la propria posizione costantemente, usando Google Latitude.  Particolari controlli consentono agli utenti di selezionare i destinatari delle informazioni e di scollegarsi in qualsiasi momento.

“Fun aside, we recognise the sensitivity of location data, so we’ve built fine-grained privacy controls right into the application. “A parte l’aspetto divertente, ci rendiamo conto della sensibilità dei dati, così abbiamo previsto stringenti filtri per la privacy” ha dichiarato Google in un post del blog che annuncia il servizio.

“Potrai controllare non chi può verificare la tua posizione, ma anche decidere la posizione che sarà vista”.

Friends’ whereabouts can be tracked on a Google map, either from a handset or from a personal computer. Gli amici in giro potranno essere monitorati su Google map, da un portatile o da un personal computer.

Varie aziende, compresa Verizon Wireless di proprietà di Verizon Communications e Vodafone Group, già offrono il servizio Loopt, che funziona anche su iPhone da Apple.

Latitudine funzionerà sul BlackBerry e su dispositivi Symbian S60 o Microsoft Windows Mobile.

Fonte: uk.reuters.com

Confermata la ca…ta dell’Ansa su Elvio Zornitta

Va bene confesso, non ci ho dormito, volevo capire se mi era sfuggito qualcosa o effettivamente l’Ansa l’avesse fatta grossa, così mi sono messo alla ricerca ed ho scoperto l’errore. L’Ansa ha utilizzato una stessa foto per due notizie completamente diverse, arrecando sicuramente un danno al povero Zornitta che ne ha già passate tante. La cosa più soprendente è che a distanza di 24 ore ancora non si sia provveduto a modificare l’immagine.

Ecco l’articolo originale, confrontatelo con quello del post precedente.

zornitta_corretto.png

Privacy: Daum Map batte Google Map

Avete già sentito parlare di Daum Map? Si tratta di un servizio analogo a quello di Google, daum_piccola2.JPGrealizzato da un’azienda della Corea del Sud. Premesso che la navigazione non è proprio agevole per chi come me non conosce il coreano, la mappa ha una risoluzione davvero eccellente, sembra praticamente di stare in auto accanto agli altri automobilisti.
daum_piccola.JPGIn Corea qualcuno ha lanciato l’allarme per la potenziale violazione della privacy, in quanto le immagini proprio per la loro definizione potrebbero rendere riconoscibili gli individui immortalati. Bene, vi assicuro che ci ho navigato un bel po’, e tutte le auto e le persone che ho visualizzato erano state offuscate in modo sufficiente ad impedirne il riconoscimento diretto. Inoltre Daum ha lanciato un’iniziativa che consente a chiunque di inviare i dati relativi ad immagini ancora in “chiaro”, in modo da facilitare il lavoro del proprio team.

googlemap1.JPG Immediatamente dopo questa navigata, ho voluto fare un raffronto sul rischio di violazione della privacy che invece si corre su google maps, e mi sono fatto un giretto per Roma, e vi assicuro che dopo due minuti ho trovato sia le targhe delle auto che i volti googlemap2.jpgben riconoscibili di individui. Ovviamente ho provveduto artigianalmente a cancellare la targa dell’auto e il volto del pedone.

Morale: sembra proprio che in termini privacy i coreani stiano battendo gli americani 1-0!

Ah dimenticavo un altro aspetto importante, ma come mai proprio in Corea del Sud un servizio di così alto livello? La risposta è semplice: la Corea del Sud su google maps non appare, in quanto sembrerebbe che alcune restrizioni del Governo, come la presenza dei servers sul territorio nazionale, impediscano l’attivazione del servizio.

Per chi volesse info su come utilizzare Daum basta scrivere.

Fonti:

http://www.koreatimes.co.kr


http://asia.cnet.com

Tutta la tua vita sputtanata sul web (altro che privacy)

L’argomento è sempre il medesimo, privacy, tutela dei dati personali, o chiamatela come vi pare.

L’ultima arriva dalla Francia dove la rivista Le Tigre ha deciso di fare un esperimento: scegliere un illustre sconosciuto, recuperare tutte le informazioni possibili che lui stesso ha seminato sul web e farne un ritratto, precisamente gli autori lo hanno definito  “il primo ritratto Google”.

In parole povere hanno creato una vera e propria biografia di Marc L., trentenne francese, montando come tante tessere di un puzzle, le informazioni che l’ignaro navigatore aveva inserito in rete.

L’articolo (molto interessante, per chi conosce il francese lo trovate qui) esordisce con un “Buon compleanno Marc. Il 5 dicembre 2008, festeggerai i tuoi ventinove anni. Permetti che ti si dia del tu, Marc ? Tu non mi conosci, è vero. Ma io ti conosco molto bene.  Di sicuro hai avuto la (s)fortuna di essere il primo ritratto Google di Tigre“.

L’articolo prosegue dichiarando che si tratta di un modo per sensibilizzare le persone sulla poca attenzione prestata nell’inserimento in rete dei propri dati, ed effettivamente risulta davvero inquietante.

Amici, luoghi frequentati, gusti musicali, tutto si sa di Marc anzi, l’autore si lamenta delle tante, troppe informazioni che lo costringono a fare una selezione. Per ogni informazione riportata è citata la fonte, ed ironicamente l’autore scrive “après tout, c’est de ta faute : tu n’avais qu’à faire attention“, dopo tutto è colpa tua dovevi fare maggiore attenzione.

E’ questo il punto principale, mancanza di attenzione e consapevolezza di ciò che facciamo (sarebbe meglio dire combiniamo) in rete, iscrizioni frettolose, condizioni d’utilizzo bypassate…

 A Marc in fin dei conti potrebbe andare bene, infatti essendo stato il primo protagonista di questo esperimento, scommetto che fioccheranno interviste e inviti in tv, ma questa vicenda deve farci riflettere. La nostra vita non siamo solo noi, ma anche le nostre famiglie i nostri amici, che verrebbero inevitabilmente coinvolti, finendo nel calderone del “pubblico dominio”.

Fonti:

IlSole24ORE
Presse Ocean

Un orologio satellitare per contollare i figli

Un nuovo orologio commercializzato in Gran Bretagna, contiene un sistema satellitare che consente ai genitori di monitorare gli spostamenti dei figli.
Un dispositivo che qualcuno riterrà sicuramente utile, ma è inevitabile considerare le implicazioni privacy che comporta.
Da un lato la sicurezza e la tranquillità di sapere costantemente dove si trovano i nostri figli, dall’altra una specie di guinzaglio elettronico che limita inevitabilmente la loro libertà.
Il dibattito è aperto

Facebook: un mondo senza suicidi!

In gergo la cancellazione di un account Facebook viene chiamata “suicidio”, ed è sempre virtualmente possibile, dico virtualmente perché nella realtà non è proprio così.
Qualche settimana fa, dopo una breve esperienza in Facebook, ho deciso di cancellare il mio account, devo dire che mi sono fatto condizionare abbastanza da un articolo apparso su The Guardian, che potete trovare in italiano QUI.

Pochi minuti dopo la cancellazione mi arriva una email di Facebook con la quale mi confermano il completamento dell’operazione e mi avvertono gentilmente, che in qualsiasi momento posso “resuscitare” inserendo la mia login e password…

Beh la verità è che i miei dati non sono mai stati veramente cancellati, e ciò avviene proprio perché sono quelli che interessano a Facebook e non sono così stupidi da farli sparire in un secondo. E leggendo la loro politica privacy (piuttosto contorta e poco chiara) ti avvertono che: “Anche dopo la rimozione dei contenuti dal sito, questi potrebbero rimanere visibili nella cache o nelle pagine archiviate o se altri utenti hanno salvato o copiato tali contenuti“.

Tradotto significa: puoi suicidarti a ripetizione, ma la tua lista di amici, i tuoi gusti le tue foto, ecc… non spariranno mai!

Ovviamente chi ha qualche nozione in più riguardo la normativa in materia di tutela dei dati personali, storcerà il naso, ma signori miei questo è lo scenario attuale. I dati personali sono moneta liquida per queste aziende e noi inconsapevolmente li regaliamo ogni istante, storditi dalle cazzate che ci propinano.

Io per primo ne ho pagato le conseguenze, anche se avendo letto bene le i termini di utilizzo, mi sono visto bene da inserire alcunché, mi sono limitato esclusivamente ai campi obbligatori…almeno ho contenuto i danni.

Ciaoooo

Questa volta il Garante Privacy non c’entra…

…o meglio c’entra poco. Facciamo un passo indietro, qualche mese fa le Iene di italia 1 avevano prelevato senza richiedere consenso, del sudore dalla fronte di alcuni politici italiani, al fine di fare delle analisi sull’uso di stupefacenti, ma il Garante della privacy aveva bloccato il trattamento dei dati e vietato la trasmissione del servizio.

Ieri sera le Iene ci hanno riprovato, hanno beccato l’onorevole Galalati UDC (precedentemente coinvolto in una vicenda di cocaina, anche se poi risultato estraneo) e dopo averlo preventivamente informato sulla loro intenzione di fare delle analisi, gli hanno chiesto di poter prelevare un pelo e di dare il proprio consenso. Indovinate la risposta dell’onorevole!

“Le daremo il consenso quando saremo in parlamente”

“Andiamo in un laboratorio e lo facciamo insieme”

“Già mi sono dovuto trapiantare i capelli, ora mi vuole levare anche i peli”.

Al paese mio di direbbe CVD…..come volevasi dimostrare!

P.S.: per i più curiosi, il video del servizio lo trovate QUI

Privacy e Sicurezza a Londra: la videosorveglianza in testa

Dopo gli attentati del 2005 Londra si è trasformata in un Grande Fratello a cielo aperto, e pochi giorni fa è stata annunciata una nuova iniziativa. Ancora videosorveglianza, microcamere in grado di registrare fino a 12 ore di video, per garantire la sicurezza dei cittadini. Il loro “punto di forza”? La collocazione, infatti le cam saranno installate negli elmetti dei poliziotti di quartiere, e collegate ad una cintura contenente un registratore. Effettivamente quello della sicurezza deve essere un problema serio per gli inglesi considerato che ogni cam costa 2.700€ ed i poliziotti in giro per la città sono circa 3.700!!! Ma quello che dovrebbe preoccupare non sono le spese, ma i rischi di essere costantemente monitorati. Per l’ennesima volta la riservatezza viene sacrificata alla sicurezza, senza conoscerne rapporti costi/benefici.